Un pensiero…viaggiando nella storia

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Tra 2-300 anni, un ragazzino aprirà un libro di storia (o molto più probabilmente un avatar o chissà cosa) e leggerà (o ascolterà) le vicende dei nostri giorni:

“Correva l’anno 2020…le Società più evolute del tempo si trovarono ad affrontare una situazione nuova ed imprevista: un virus per il quale non c’era una cura.

Le reazioni furono scomposte e disordinate: anziché unire le forze e combatterlo, ciascun Paese iniziò a chiudersi. Così, l’Europa tanto amata e sulla carta unita, mostrava le sue debolezze. All’atto pratico, rischiava di fallire la sua missione principale, basata sull’unità, dando un doloroso esempio di nazionalismo in un tempo in cui i giovani Europei pensavano non esistessero più frontiere, rimanendo così fortemente delusi.

A livello locale, la popolazione Italiana viveva scenari inediti per giovani ed adulti del tempo, che potevano essere lontani amari ricordi per i più anziani. In un periodo in cui la “vita virtuale” stava già e comunque prendendo il sopravvento, ad un tratto, fu chiesto ai cittadini di rimanere ad almeno un metro di distanza, furono “vietati” gli abbracci e le strette di mano. Una richiesta che lasciò l’intero Paese a bocca aperta, come se, fino al giorno prima, le persone non avessero passato mediamente 4 ore al giorno su dispositivi virtuali e non stessero già inconsapevolmente abbandonando le relazioni sociali face-to-face.

Ebbene, quel periodo, quel 2020, è stato un monito per le generazioni del tempo e successive, per comprendere quante contraddizioni erano presenti nella loro Società.

Nei mesi e negli anni successivi, infatti, ci si rese conto di quanto l’unità “vera” e “reale” potesse fare la differenza, di quanto la responsabilità del singolo cittadino potesse influenzare le sorti dell’intera popolazione (cosa che, probabilmente, era stata da tutti dimenticata), di quanto l’economia basata su principi della “globalizzazione” fosse sostenibile solo se poteva offrire anche agli “ultimi” la possibilità di crescere e “ricevere cultura”, per esserne parte attiva e responsabile.

Grazie anche a quegli anni, oggi abbiamo un’Europa…non più l’Italia, la Francia, la Germania…ma un’Europa: un’unica grande forza culturale prima che economica, basata sull’unità, sulla sostenibilità, sul progresso e la stessa cultura, distribuiti su tutta la popolazione.”

Tornando ai giorni nostri, probabilmente quell’avatar o quel libro non sarà così “romanzato” come può essere questo semplice testo, ma speriamo davvero che quel ragazzino possa vivere in un mondo diverso, realmente evoluto, più unito, più green e ricco di cultura.

Ci auguriamo che possa dire “ma come è stato possibile???” così come noi, studiando la storia della seconda guerra mondiale, abbiamo detto e continuiamo a dire degli anni ’40-50.

Un abbraccio virtuale a tutti.

Semplice-Mente

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